La sicurezza di Salesforce: un'immersione nei concetti del single sign-on (SSO)
Proseguiamo il nostro percorso sull’autenticazione e l’autorizzazione via browser. Oggi andiamo più a fondo, districando la complessa rete del single sign-on (SSO) e il concetto di un provider di identità esterno che controlla l’autenticazione in Salesforce.
Salesforce come provider di identità

Passaggio 1: l’autenticazione avviene tramite il server di autenticazione di Salesforce.
Passaggio 2: viene generata una sessione che ti porta al server web dell’istanza.
Passaggio 3: viene quindi concessa l’autorizzazione, che dà accesso a pagine e risorse.
Ma se l’autenticazione la gestisce un altro sistema? È qui che entra in gioco il single sign-on di terze parti.
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Il flusso di autenticazione ad alto livello con un provider di identità (IdP) esterno [/caption]
L’SSO di terze parti visto dall’alto
Quando una terza parte fa da provider di identità:
Passaggio 1: l’autenticazione la esegue il provider di identità (IdP) di terze parti.
Passaggio 2: un token di asserzione SAML viene inoltrato al server di autenticazione di Salesforce.
Passaggio 3: dopo la convalida, questa sessione permette al browser di accedere al server web dell’istanza Salesforce, e l’autorizzazione segue il suo corso.
Decifrare la terminologia dell’SSO
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Una panoramica del single sign-on con più service provider [/caption]
Service provider (SP): piattaforme come Salesforce, Workday o qualsiasi sistema protetto riunito sotto un unico provider di identità (IDP).
Provider di identità (IDP): il centro dell’identità, di solito un sistema di livello professionale, che gestisce l’autenticazione degli utenti.
Archivio delle identità: una cassaforte, dentro Salesforce o esterna come Active Directory o LDAP, che conserva le credenziali. Punto cruciale: le password sono memorizzate in forma hash per una maggiore sicurezza.
Certificato digitale: serve a stabilire un rapporto di fiducia tra il provider di identità (IDP) e il service provider (SP), garantendo un passaggio di consegne fluido e sicuro.
Asserzione SAML: scambiati tra IDP e SP, questi token confermano l’identità di un utente.
I vantaggi del single sign-on
Esperienza utente semplificata: con un solo IDP che gestisce più service provider, agli utenti basta un solo set di credenziali, riducendo la stanchezza da password e il rischio di password deboli.
Sicurezza centralizzata: un IDP che sovrintende a tutto consente standard di sicurezza coerenti, così anche se un’applicazione ha meccanismi di sicurezza deboli, gli utenti restano protetti.
Gestione efficiente: se un dipendente se ne va o si sospetta una violazione, l’accesso si può revocare rapidamente dall’IDP centrale, con una risposta di sicurezza immediata.
Coerenza: un unico meccanismo di recupero e reimpostazione delle password garantisce uniformità.
Il single sign-on in azione
Immagina un utente che inizia la giornata accedendo a un service provider come Salesforce. Una richiesta SAML viene inviata all’IDP. Dopo l’autenticazione, una risposta SAML (o asserzione SAML) torna al service provider. Questo ciclo conferma l’identità dell’utente e offre un’esperienza di navigazione fluida.
Per concludere
L’SSO è una chiave della sicurezza digitale moderna: semplifica l’accesso degli utenti a più piattaforme sotto l’occhio vigile di un IDP. Oggi ti abbiamo presentato i concetti di base e i vantaggi dell’SSO.
Resta con noi: nelle prossime sessioni approfondiremo altri componenti.
Trascrizione realizzata con l’aiuto dell’IA
STA 3.3